A proposito del David

Questo è un articolo che ho scritto nel Luglio 2016 in ocasione delle celebrazioni della Settimana Michelangiolesca. Si tratta di una mia opinione riguardo ad un evento artistico rappresentato in Piazza della Signoria e organizzato dal Comune di Firenze, che ha “coinvolto” l’immagine della statua del David di Michelangelo.

 

Una copia del David di Michelangelo, di marmo dipinto di nero, e’ stesa in terra in Piazza della Repubblica, visibile ancora per qualche giorno. Si inserisce all’interno della settimana michelangiolesca che Firenze dedica alll’artista, ma contemporaneamente e’ messa li’ con quell’aspetto e quella disposizione specifica in relazione alla violenza dilagante degli ultimi tempi, e alle stragi sempre piu’ frequenti, non ultima quella di Nizza, di pochi giorni fa.
I turisti scattano foto e selfie, come si fa ora, la guardano dall’alto come e’ inevitabile, la accerchiano e le girano intorno, come si e’ sempre fatto quando si guarda a qualcosa di inanimato che suscita sia compassione che curiosita’ ma che comunque non fa piu’ paura, perche’ non si muove piu’, non parla o emette suoni, non piu’, non trasmette messaggi di vita e di alcun genere di sorta.
Si e’ decisamente di fronte a qualcuno o qualche altra cosa che ora non e’ piu’ quello che prima era, di qualsiasi cosa si fosse trattato; siamo di fronte ad un cadavere. Ed e’ il David di Michelangelo.
Non capisco.
Sulle pagine dei giornali leggo la spiegazione che il curatore dell’evento michelangiolesco da’ dell’allestimento : “Il David è il simbolo della vittoria che usa anche la violenza. Firenze invece accetta di mettere in discussione il suo simbolo identitario per assumere i panni della umanità sofferente di tutto il mondo, anche quella delle vittime del terrorismo oltre che quella dei lutti che le grandi migrazioni si portano dietro” ( da repubblica.it del 15 luglio 2016 ). E ancora: ” … Abbiamo, cioe’, cancellato ogni riferimento alla violenza insito nella storia e nell’iconografia della statua dopo la sua collocazione cinquecentesca in piazza Signoria. In fondo gia’ Michelangelo aveva inteso cancellare i simboli della violenza: eliminando la testa del Golia, la spada e con la fionda, praticamente invisibile” ( da Il Corriere Fiorentino del 17 luglio 2016 ).
Non capisco. E aggiungo: appunto, Michelangelo aveva gia’ fatto tutto.
So chi era David, personaggio biblico, il secondo re d’Israele, conosciuto da tutti per aver sconfitto il gigante filisteo Golia. Nell’immaginario comune e’ il piccolo che sconfigge il grande, il piu’ debole che sconfigge il piu’ forte. Da ultimo simboleggia la vittoria degli oppressi sugli oppressori.
E’ evidente che vince il gigante uccidendolo, in un contesto che e’ quello biblico e in cui non e’ proprio il caso di addentrarsi. Lo stecchisce con la frombola, Poi lo finisce sgozzandolo. Non si e ‘ trattato evidentemente di una vittoria a scacchi, ma vale la metafora e la figura allegorica del racconto con cui la Chiesa stessa legge i Testi Sacri. Vale evidentemente e in ogni caso, come sempre deve essere, il contesto storico entro cui si colloca l’opera e di conseguenza vale soprattutto il significato che il committente originario volle dare al David di Michelangelo.
Inizialmente il blocco di marmo, da cui poi nacque il David, era destinato a far emergere dallo scalpello di Agostino di Duccio una figura di Profeta, lavoro commissionato dall’Opera del Duomo, e che doveva collocarsi sulla facciata di Santa Maria del Fiore. Ripreso quasi mezzo secolo dopo nell’agosto del 1501 da Michelangelo, sempre per incarico dell’Opera, l’8 settembre 1504 quel blocco gigantesco di marmo, non piu’ informe ma perfetto nelle fattezze del David, venne inaugurato dal Comune di Firenze che, per decisione di una commisione di artisti, quali, solo per citarne tre, Andrea della Robbia, Leonardo da Vinci e Botticelli, decise di collocarlo sulla ringhiera di Palazzo Vecchio come simbolo di un potere che inneggiasse alle liberta’ comunali in un momento storico in cui I Medici erano stati cacciati dalla citta’ e Firenze era tornata a poggiarsi sui valori repubblicani.
Ora il David quello vero e’ nel museo dell ‘Accademia, ma davanti a Palazzo Vecchio c’e’ una copia che ricorda ancora a chi lo sa, perche’ l’ha studiato, cosa simboleggia e perche’ sta li’.
Nel contesto storico di quegli anni il David, enorme, imbattible e forte, simboleggiava certo anche la prontezza all’attacco per la difesa della sua repubblica da qualsiasi tiranno. Sono passati piu’ di cinquecento anni da allora e il David di Michelangelo non deve perdere quel significato di difesa delle liberta’ comunali e della repubblica, che si possono certo allargare simbolicamente alle liberta’ fondamentali dell’uomo condivisibili ancora dalla maggioranza dei popoli.
Trovo sbagliato attribuirgli il significato della violenza come valore predominante tale per cui si debba addirittura ridurlo a corpo morto per testimoniare il pensiero di una citta, Firenze, che e’ per la pace. Esprimere il dolore e il lutto per i fatti di estrema violenza che tutti i giorni siamo costretti a condividere e’ lodevole e necessario ma ridurre il simbolo delle liberta’ a cadavere, di conseguenza arreso per forza di cose a tutti i soprusi e violenze, non mi sembra neanche una reazione dimostrativa pacifica. E’ una resa su tutti i fronti. La liberta’ e’ morta.
Un gran pasticcio.
Chissa’ cosa avrebbe detto il grande Vasari di questo pasticcio, che quando vide nascere il David dallo scalpello di Michelangelo, dopo che quell’enorme blocco di marmo era stato dimenticato per anni incompiuto, disse: “fu miracolo quello di Michelagnolo, far risuscitare uno che era morto».
Sergio Risaliti, il curatore della settimana michelangiolesca, e’ riuscito a uccidere cio’ che Michelangelo aveva risuscitato. Non e’ da tutti.

Elisabetta Brogi

 

 

 

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  1. Paul W says:

    Now you have posts in Italian! Great. Love,

    Paul

    >

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